Tariffe

 


  1. Le tariffe devono essere strutturate in modo da garantire all'avvocato un equo compenso per la sua attività di lavoro, tenuto conto della importanza dell'affare da lui trattato, e devono essere in grado, se applicate, di garantire all'avvocato una equa retribuzione paragonabile a quella di qualsiasi altro lavoratore autonomo o dipendente. È evidente che un compenso tariffario troppo basso non può essere considerato idoneo a garantire la dignità del professionista e può essere insufficiente a garantire un compenso paragonabile a quello di altri lavoratori, che eseguano prestazioni per qualità ed importanza paragonabili a quelle per le quali va individuata l'equa retribuzione dell'avvocato.
  2. Le tariffe minime hanno questa funzione.
  3. Per venire incontro alle diverse esigenze della clientela e sulla base della natura e oggetto della prestazione sono possibili 3 diversi metodi di calcolo delle tariffe professionali che saranno di volta in volta concordati prima della prestazione professionale
  1. Il sistema tradizionale in base il quale il compenso dell'avvocato è determinato sulla base delle voci contenute nelle tariffe forensi, approvate con il Decreto Ministeriale 8 aprile 2004 n. 127 (@). Le voci delle tariffe sono suddivise in onorari diritti e indennità che spettano all'avvocato per le prestazioni giudiziali in materia civile, amministrativa, tributaria, penale e stragiudiziale. Gli onorari variano da un minimo ad un massimo, a seconda della complessità del valore e della complessità del caso. I diritti sono stabiliti in maniera fissa in relazione al valore della controversia. Gli onorari e i diritti, oltre alle spese documentate, sono sempre dovuti all'avvocato dal cliente indipendentemente dalle statuizioni del giudice sulle spese giudiziali.
  2. Con l’abrogazione dei minimi tariffari attuata dal c.d. Decreto Bersani (@), l’avvocato può concordare con il cliente compensi parametrati al raggiungimento dell’obiettivo che si vuol raggiungere; si tratta della c.d. quota lite che prevede un compenso per le prestazioni dell’avvocato in misura percentuale su quanto ottenuto dal cliente .
  3. Infine, sempre con la riforma attuata con il c.d. Decreto Bersani è possibile pattuire con il cliente compensi a forfait per il lavoro svolto dall’avvocato. Tale forma di compenso può essere estremamente vantaggiosa soprattutto per le imprese che hanno la necessità di frequenti e rapide consulenze, anche solo telefoniche.
  4. Tariffazione mista. In relazione al tipo di caso trattato è possibile stabilire una quota fissa ed una quota parametrata al risultato ottenuto dal cliente.

ARTICOLO DI RIFERIMENTO DEL CODICE DEONTOLOGICO FORENSE Art. 45 – Accordi sulla definizione del compenso. E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all’attività svolta, fermo il principio disposto dall’art 2233 del Codice civile.

 

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